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Paratormone: cos’è e cosa fare se si alzano i valori

 FONTE: HUMANITAS

Il paratormone (PTH) è un ormone che viene prodotto da quattro ghiandole, le paratiroidi, localizzate dietro la tiroide, nel collo. È un ormone importante perché ha il compito di mantenere costanti i livelli di calcio e di fosforo circolanti espletando la propria azione a livello di ossa, intestino e reni. 

La secrezione di paratormone è regolata dai valori di calcio, fosfato e vitamina D nel sangue. Il regolatore principale è rappresentato dalla calcemia: quando i livelli di calcio sono bassi, le ghiandole paratiroidi rilasciano più paratormone; mentre quando il calcio è alto, la produzione di paratormone diminuisce. 

Questo raffinato meccanismo ha lo scopo di mantenere costante nel nostro organismo i livelli di calcio in un ristretto range di norma. Infatti, oltre a contribuire al mantenimento della salute ossea, il calcio è importante per una serie di funzioni biologiche come la trasmissione degli impulsi nervosi, la secrezione ormonale, la contrazione muscolare, e alcune reazioni chimiche ed enzimatiche.

Ne parliamo con il professor Andrea Lania, responsabile di Endocrinologia e Diabetologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano e il dottor Alessandro Fanti, specializzando in Endocrinologia.

Come agisce il paratormone?

Il paratormone ha un ruolo cruciale nel mantenere i livelli di calcio e fosfato nel sangue e per fare ciò agisce su tre principali distretti:

  1. Nelle ossa agisce direttamente tramite la stimolazione di specifiche cellule, gli osteoclasti, con la conseguente liberazione di calcio nel circolo sanguigno; questo provoca un indebolimento delle ossa e un aumento del rischio di fratture. 
  2. Nei reni aumenta il riassorbimento del calcio nei reni, riducendo la perdita urinaria di calcio. Inoltre, stimola la produzione di vitamina D attiva (calcitriolo), che migliora l’assorbimento intestinale di calcio.
  3. Nell’intestino, indirettamente tramite la produzione di vitamina D, il paratormone migliora l’assorbimento intestinale di calcio.

Quando e perché viene utilizzato l’esame per valutare il paratormone?

L’esame che misura la concentrazione del paratormone viene richiesto quando precedenti esami del sangue hanno evidenziato alterazioni dei livelli di calcio o fosfato, in presenza di segni o sintomi suggestivi per un alterato metabolismo del calcio o in caso di malattie del metabolismo osseo (ad esempio osteoporosi). La sola determinazione del paratormone non è in alcun modo sufficiente per fare diagnosi di malattia. In qualunque condizione clinica si trovi il paziente, è infatti fondamentale associare questo test ad altri esami, e in particolare la determinazione dei livelli circolanti di calcio, albumina, fosforo, vitamina D, magnesio e creatinina.

Disturbi per cui può essere indicata dal medico l’esecuzione dell’esame sono inoltre: 

  • alterazioni del tono dell’umore
  • aritmia
  • calcolosi renale
  • convulsione
  • dolore all’addome
  • osteoporosi
  • sete persistente
  • spasmi ai muscoli
  • stanchezza generalizzata
  • ulcera peptica
  • unghie fragili.
  • Paratormone alto o basso: cosa significa il risultato?
  • Un livello di paratormone alto o basso può indicare diverse condizioni cliniche, e capire quale sia la causa sottostante è fondamentale per una corretta diagnosi e trattamento.
  • Un’aumentata secrezione di paratormone potrebbe essere riferibile a una condizione di iperparatiroidismo primitivo, nella quale si rilevano elevati livelli di paratormone contestualmente a elevati livelli di calcio circolante. L’iperparatiroidismo primario è solitamente dovuto a un adenoma, a un’iperplasia paratiroidea o, ancora più raramente, a un carcinoma. L’iperparatiroidismo secondario è un’elevazione compensatoria del paratormone, in risposta a un’anormale riduzione dei valori di calcio nel sangue dovuta ad altri processi patologici come l’insufficienza renale, il malassorbimento gastrointestinale o semplicemente una carenza di vitamina D. Vi è poi una forma terziaria di iperparatiroidismo, in cui le ghiandole paratiroidi diventano iperattive in modo permanente dopo anni di iperparatiroidismo secondario, in particolare in persone con malattia renale cronica.
  • I segni e i sintomi di tale condizione si manifestano prevalentemente nell’iperparatiroidismo primitivo e includono affaticamento, debolezza muscolaredolori articolari, calcolosi renale (nefrolitiasi), iperacidità gastrica, disturbi dell’umore, e osteoporosi.
  • Un quadro di ipoparatiroidismo indica che le ghiandole paratiroidi non stanno producendo una quantità sufficiente di ormone. Questa condizione si manifesta più frequentemente quando il paziente si sottopone a intervento chirurgico della tiroide o delle paratiroidi, mentre in casi rari potrebbe essere legata a una patologia autoimmune
  • Il risultato è un livello di calcio nel sangue basso, che può causare sintomi come formicolio, crampi muscolari, dolori addominali e convulsioni.
  • Cosa fare quando il paratormone è alterato?
  • Il primo passo in caso di riscontro di alterati valori di paratormone è sempre consultare un medico, che valuterà i risultati degli esami del sangue e deciderà se sono necessari ulteriori esami, approfondimenti ematochimici o strumentali.
  • Una volta formulata la diagnosi, si valuterà la strategia terapeutica medica o chirurgica più idonea in base alla situazione clinica del paziente. 

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