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Menopausa . isoflavoni di soia

FONTE: Nutrienti e Supplementi

Una vasta metanalisi, pubblicata recentemente su Ijir: Your sexual medicine journal (gruppo Nature), conferma che gli isoflavoni di soia rappresentano un’alternativa naturale efficace e sicura per contrastare la secchezza vaginale e migliorare la qualità della vita sessuale nelle donne in postmenopausa.

La notizia è di particolare rilievo se si considera che oltre la metà delle donne in questa fase della vita soffre di disfunzioni sessuali. Il calo degli estrogeni non causa solo le note “vampate”, ma innesca una serie di cambiamenti fisici, come la perdita di lubrificazione e il dolore durante i rapporti (dispareunia), che possono minare profondamente il benessere emotivo e la stabilità delle relazioni di coppia.

Lo studio, condotto da un team di ricercatori turchi, ha passato al setaccio 13 studi clinici controllati randomizzati per un totale di 1.325 donne coinvolte. I risultati sottolineano come l’integrazione di isoflavoni sia in grado di determinare un miglioramento significativo della secchezza vaginale e dei sintomi urogenitali complessivi.

Questi “estrogeni vegetali” (genisteina, daidzeina e gliciteina) agiscono come modulatori selettivi, legandosi ai recettori beta degli estrogeni che sono particolarmente densi nei tessuti dell’area urogenitale. In pratica, sottolineano gli Autori, riescono a “mimare” l’azione degli ormoni naturali laddove serve di più, migliorando l’elasticità dei tessuti e la lubrificazione senza gli effetti collaterali sistemici spesso temuti.

Il dosaggio ideale

Dalla ricerca emerge anche un’importante indicazione pratica: l’efficacia degli isoflavoni è strettamente legata alla quantità assunta. Il beneficio massimo si ottiene con un dosaggio giornaliero compreso tra 50 e 100 mg.

Un dato curioso riguarda la distribuzione geografica dei risultati: gli effetti sono apparsi più marcati nelle popolazioni asiatiche. Secondo gli esperti, questo potrebbe dipendere da una predisposizione genetica, dalla presenza di batteri intestinali specifici capaci di metabolizzare meglio la soia o, più semplicemente, da un’esposizione alimentare ai derivati della soia che dura da tutta la vita.

Questione di sicurezza

Il vero punto di forza che emerge da questa analisi riguarda la sicurezza. Mentre la terapia ormonale sostitutiva (Tos) rimane l’opzione più potente, molte donne ne sono escluse a causa di rischi pregressi o preferenze personali. Gli isoflavoni di soia si pongono quindi come intervento di prima linea ideale, specialmente per le pazienti con controindicazioni alla Tos, come le sopravvissute al tumore al seno o donne a rischio di eventi cardiovascolari. Sebbene i ricercatori invitino alla cautela, sottolineando che sono necessari ulteriori studi a lungo termine per uniformare i protocolli, concludono che “la soia non è solo un alimento,ma un presidio validato dalla scienza per restituire alle donne una vita intima piena e serena”. (n.m.)

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