FONTE: NUTRIENTI e SUPPLEMENTI
In un panorama medico spesso dominato da complessi e costosi farmaci di sintesi, l’attenzione della cardiologia internazionale si sta spostando su un elemento naturale ed essenziale: il selenio.
È ai blocchi di partenza il Siri-Hf (The selenium intervention registry randomized trial in heart failure), il più grande studio clinico randomizzato mai condotto in Scandinavia sullo scompenso cardiaco non finanziato dall’industria farmaceutica. Sotto la guida del ricercatore Martin Magnusson dell’Università di Lund, il lavoro coinvolgerà oltre 4.300 pazienti tra Svezia e Norvegia per determinare se l’integrazione di questo minerale possa cambiare il destino di chi soffre di insufficienza cardiaca.
Un’arma contro lo scompenso cardiaco
Lo scompenso cardiaco è una condizione cronica in cui il cuore non riesce a pompare sangue a sufficienza per soddisfare le necessità dell’organismo, causando stanchezza, fiato corto e accumulo di liquidi. Solo in Svezia, circa 250.000 persone convivono con questa patologia, che provoca oltre 3.000 decessi ogni anno.
Il selenio gioca un ruolo cruciale in questo contesto: agisce come un potente antiossidante fondamentale per mantenere l’attività dei mitocondri nelle cellule del muscolo cardiaco. Questi “motori” cellulari sono essenziali affinché il cuore possa contrarsi in modo efficace. Inoltre, il selenio supporta la funzione immunitaria e la regolazione della tiroide.
La carenza “silenziosa” nel Nord Europa
Il motivo per cui lo studio parte proprio dalla Scandinavia risiede nel terreno. I suoli nordici sono poveri di selenio, il che si riflette in una minore concentrazione del minerale nei cereali e nelle verdure. Sebbene venga aggiunto ai mangimi animali per arricchire carne, latte e uova, i livelli di assunzione nella popolazione restano inferiori rispetto ad altri Paesi.
Dati recenti, seppur non ancora pubblicati, provenienti dal gruppo di Magnusson rivelano una realtà sorprendente: il 93% dei pazienti anziani affetti da scompenso cardiaco presenta bassi livelli di selenio. Ricerche precedenti hanno già dimostrato che chi ha una carenza di questo minerale affronta una prognosi peggiore e che i soggetti con i livelli più bassi hanno un rischio doppio di sviluppare la malattia nel tempo.
Lo studio Siri-Hf
L’obiettivo ambizioso del Siri-Hf è passare dalla semplice osservazione alla prova scientifica della causalità. “Resta da capire se il basso livello di selenio contribuisca direttamente allo scompenso o se sia solo un riflesso di una salute già compromessa”, spiegano i ricercatori. Il protocollo prevede che i partecipanti, reclutati in 22 ospedali, ricevano selenio o un placebo per tre anni, con un ulteriore anno di follow-up. Si valuterà se la correzione della carenza porti a una riduzione dei ricoveri, a una migliore funzionalità quotidiana e a un aumento della sopravvivenza. Se i risultati confermeranno le ipotesi, le implicazioni sarebbero rivoluzionarie. Il selenio rappresenterebbe un’opzione terapeutica economica e accessibile: il costo stimato per una dose giornaliera è di circa 35 centesimi di euro.
Lo studio è Finanziato dalla Swedish Heart-Lung Foundation, insieme allo Swedish research council, alla Lund university, e allo Skåne university hospital.
